Che cos’è il Lux? Cosa significa binning?
I termini tecnici dell’illuminazione, le definizioni e le unità di misura si trovano – spiegati brevemente – nel nostro glossario organizzato in ordine alfabetico.
Il termine “apparecchio” si riferisce all’intero corpo di illuminazione che comprende tutte le componenti necessarie per il fissaggio, il funzionamento e la protezione della sorgente luminosa. Comunemente chiamato “lampada” nel linguaggio quotidiano, in realtà la lampada rappresenta solo la sorgente luminosa. Gli apparecchi distribuiscono e dirigono il flusso luminoso di una o più sorgenti e includono tutte le parti necessarie per operare in sicurezza.
Gli apparecchi possono essere suddivisi in due principali categorie:
1. Apparecchi per Scopi di Illuminazione: utilizzati per illuminare aree in cui l’occhio umano deve vedere, percepire o valutare.
2. Apparecchi per Scopi di Segnalazione: impiegati per effetti visivi diretti, come segnali, pubblicità o effetti estetici specifici.
Queste differenziazioni aiutano a scegliere l’apparecchio adatto per specifiche esigenze di illuminazione.
L’assenza di sfarfallio indica la mancanza di fluttuazioni di luminosità nelle sorgenti luminose, note come sfarfallio (“flicker” in inglese). Queste fluttuazioni possono causare disturbi visivi che influiscono negativamente sul benessere, provocando affaticamento, mal di testa o addirittura disturbi visivi. A frequenze basse (fino a circa 80 Hz), le persone percepiscono questo sfarfallio come molto sgradevole e, in rari casi, può persino scatenare attacchi epilettici fotosensibili.
Anche lo sfarfallio ad alta frequenza, che si trova al di fuori della gamma percepibile (tra 100 e 400 Hz), può compromettere il benessere e causare mal di testa o disagio. Tuttavia, la sensibilità individuale a tali effetti varia notevolmente.
Con la crescente diffusione dei LED nell’illuminazione generale, il problema dello sfarfallio è tornato al centro dell’attenzione, poiché i LED hanno un tempo di risposta molto più rapido rispetto, ad esempio, alle lampade alogene. I LED reagiscono in circa 300 microsecondi, il che significa che possono facilmente sfarfallare durante la dimmerazione, in particolare quando si utilizza la modulazione a larghezza di impulso (PWM). Con la PWM, il LED viene acceso e spento rapidamente a intervalli regolari, generando potenzialmente uno sfarfallio percepibile.
Le lampade LED a basso costo vengono spesso alimentate da driver semplici, che nella UE lavorano di norma a una frequenza di 100 Hz (doppia frequenza di rete). Questo può causare sfarfallio o lampi indesiderati, specialmente quando si verificano fluttuazioni di tensione, driver difettosi o dimmer incompatibili.
In generale: maggiore è la frequenza e minore è il grado di modulazione, minore è lo sfarfallio della sorgente luminosa. L’assenza di sfarfallio è un importante criterio di qualità per il benessere e la salute degli utenti.
L’attacco è la parte di una sorgente luminosa che viene inserita o avvitata nella corrispondente base di un apparecchio. Fornisce il supporto meccanico della sorgente luminosa e permette il collegamento elettrico per l’alimentazione di corrente. Le sorgenti luminose possono avere attacchi unilaterali o bilaterali, a seconda della struttura e dello scopo. Il tipo di attacco influenza la compatibilità della lampada con l’apparecchio e determina il tipo di collegamento.
Un circuito a bassa tensione di sicurezza (inferiore a 60V) opera a una tensione nominale ridotta e offre quindi una maggiore protezione contro le scosse elettriche. Anche se può essere alimentato da circuiti a tensione più elevata, è sicuro perché separato da questi, impedendo il trasferimento di tensioni pericolose nel circuito a bassa tensione.
Gli apparecchi progettati per essere utilizzati con la bassa tensione di sicurezza appartengono alla classe di protezione III. Questi apparecchi sono specificamente ideati per funzionare a basse tensioni e garantiscono un alto livello di protezione contro i rischi elettrici, soprattutto in ambienti umidi o sensibili.
Il binning è importante nella produzione di chip LED. Poiché nella produzione industriale dei chip LED possono verificarsi tolleranze, ad esempio nel colore della luce all’interno di una stessa serie, i LED vengono misurati e classificati in “bin” (contenitori) in base alla classe di tolleranza.
Questo processo è particolarmente importante per i LED bianchi. I criteri di selezione sono il flusso luminoso (in lumen, lm), la temperatura del colore (in Kelvin, K), la posizione cromatica e la tensione di conduzione (in volt, V).
Solo utilizzando gruppi selezionati con cura è possibile garantire uniformità di luminosità e colore della luce. Una buona selezione è quindi un importante indicatore di qualità dei chip LED. Le variazioni cromatiche oggi vengono definite con l’uso delle ellissi di MacAdam.
Il marchio CE (Conformità Europea) è obbligatorio per tutte le lampade o prodotti tecnici venduti nell’UE. Non si tratta di un marchio di sicurezza come i marchi VDE, ENEC o GS.
Con il marchio “CE” sui prodotti o sull’imballaggio, i produttori dichiarano sotto la propria responsabilità che i loro prodotti soddisfano i “requisiti essenziali” di determinate direttive e obiettivi di protezione dell’Unione Europea. Il marchio CE è rivolto alle autorità responsabili del controllo delle direttive UE, non ai consumatori. È accompagnato da una dichiarazione di conformità.
Un prodotto con il solo simbolo CE non è stato testato da un organismo di controllo riconosciuto.
Gli apparecchi devono essere progettati meccanicamente per proteggere dall’ingresso di corpi estranei e umidità. A tale scopo, viene utilizzato il sistema di classificazione IP (Ingress Protection), che descrive il grado di protezione mediante due cifre:
Più alto è il valore, maggiore è la protezione. Un grado di protezione più elevato comprende automaticamente quelli più bassi. Se una delle due cifre non è stata verificata o specificata, viene sostituita da una “X”, che indica che tale protezione non è definita.
La classe di sicurezza di un apparecchio indica le misure adottate per garantire la protezione contro le scosse elettriche. Esistono tre classi di protezione:
Ogni classe di protezione garantisce una difesa adeguata contro il rischio di scosse elettriche, adattata alle specifiche costruttive e al tipo di utilizzo dell’apparecchio.
I compiti visivi vengono definiti da vari fattori, come i contrasti di luce/scuro e di colore, la dimensione dei dettagli e la velocità e durata con cui questi contrasti devono essere percepiti. Quanto più impegnativo è il compito visivo, tanto maggiore deve essere il livello di illuminazione per garantire condizioni ottimali di lavoro.
Nel contesto lavorativo, l’area di compito visivo si riferisce alla parte della postazione in cui viene svolta l’attività visiva principale. Esistono valori standard di illuminazione specifici per queste aree, per garantire la visibilità e la produttività richieste. L’area circostante può avere un’intensità luminosa inferiore, generalmente di un livello più basso, poiché vi si svolgono compiti visivi meno impegnativi.
Il comfort visivo si riferisce alla sensazione di benessere che le persone provano in un ambiente ben illuminato. Questo comfort è ottenuto principalmente tramite una buona resa cromatica e una distribuzione armoniosa della luminosità.
Fattori che compromettono il comfort visivo includono:
Un impianto di illuminazione che offre comfort visivo dovrebbe anche soddisfare tutti gli altri requisiti di qualità fondamentali, in particolare evitando l’abbagliamento e fornendo una luce piacevole e bilanciata.
Le lunghezze d’onda della radiazione elettromagnetica visibile, cioè della luce, si estendono da 380 a 780 nanometri (nm). Ogni lunghezza d’onda all’interno di questo intervallo corrisponde a un colore spettrale specifico. Le lunghezze d’onda più corte (intorno ai 380 nm) appaiono come viola, mentre le lunghezze d’onda più lunghe (fino a 780 nm) appaiono come rosso. Un prisma può scomporre queste lunghezze d’onda nei loro colori spettrali visibili, come accade in un arcobaleno, dove le gocce di pioggia agiscono come piccoli prismi e separano la luce solare nei suoi colori.
Il consumo di potenza, spesso indicato come potenza o wattaggio, rappresenta la quantità di energia elettrica necessaria per una sorgente luminosa o per un apparecchio di illuminazione, misurata in Watt (W).
La potenza totale, nota anche come potenza di sistema, è data dalla somma della potenza della lampada e del consumo di potenza del reattore. Questa combinazione determina il consumo energetico complessivo del sistema di illuminazione.
La luce emessa dalle sorgenti luminose viene descritta tramite la temperatura di colore, misurata in Kelvin (K). Questa temperatura indica la percezione del colore della luce bianca, con temperature di colore diverse che fanno apparire la luce calda, neutra o fredda.
Temperature di colore basse (inferiori a 2.700 K) producono una luce calda e rossastra, come quella delle lampade LED a luce calda.
Temperature di colore alte (superiori a 5.300 K) producono una luce fredda e tendente al blu, simile alla luce naturale diurna (circa 6.500 K in un cielo nuvoloso).
Le sorgenti luminose sono spesso classificate nelle seguenti categorie:
Luce calda: fino a 3.300 K
Luce neutra: da 3.300 a 5.300 K
Luce bianca diurna (o fredda): oltre 5.300 K
La “temperatura di colore più simile” di una sorgente luminosa si riferisce alla temperatura di un corpo nero che emette una radiazione con lo stesso effetto di colore percepito della sorgente luminosa considerata.
Influenza della temperatura di colore sull’atmosfera:
La luce calda è percepita come accogliente e confortevole.
La luce neutra appare professionale e favorisce la concentrazione.
La luce bianca diurna può sembrare fredda e poco attraente in ambienti interni con intensità di illuminazione basse (<700 lux), ma con intensità maggiori risulta molto simile alla luce diurna naturale. Questa è spesso percepita come sgradevole in Europa centrale, mentre è preferita da molte persone nel sud Europa, dove la presenza di luce solare è maggiore. Nei paesi del nord Europa, invece, sono principalmente diffuse le tonalità di luce calda.
Effetti biologici:
L’illuminazione con luce bianca diurna è quella che più si avvicina alla luce naturale e supporta i processi biologici. Le LED standard con temperatura di colore di 6.500 K raggiungono circa l’85% dell’effetto biologico della luce naturale D65. Temperature di colore notevolmente superiori vengono solitamente percepite come spiacevoli e innaturali se utilizzate come unica fonte di illuminazione.
È importante notare che le sorgenti luminose con la stessa temperatura di colore possono avere proprietà di resa cromatica differenti, influenzando così la percezione del colore degli oggetti illuminati.
DALI (Digital Addressable Lighting Interface) è un’interfaccia digitale standardizzata per il controllo di apparecchi di illuminazione elettronici. Con DALI, è possibile controllare singolarmente molti apparecchi di illuminazione tramite pochi cavi e su lunghe distanze. DALI può essere facilmente integrato in sistemi di controllo degli edifici come KNX, EIB (European Installation Bus) o LON (Local Operating Network).
Un grande vantaggio per gli installatori è che con DALI non sono necessarie modifiche al cablaggio, come invece avviene per le interfacce analogiche con la tecnologia 1-10V. Tutta l’illuminazione di una stanza può essere gestita tramite un unico punto di “gateway”.
Oltre alla possibilità di accendere e dimmerare la luce, DALI consente anche il controllo dei colori della luce in, tra l’altro, lampade LED.
La dimmerazione delle sorgenti luminose consente di regolare la luminosità di singoli apparecchi o gruppi di apparecchi e di modificare così l’atmosfera luminosa della stanza. Questa opzione offre flessibilità per diversi utilizzi dello spazio (dimmerazione per il comfort) e può contribuire al risparmio energetico (dimmerazione energetica), ad esempio attraverso controlli in funzione della luce diurna in uffici o capannoni industriali.
Le sorgenti luminose LED possono essere dimmerate sia con dimmer a taglio di fase iniziale che a taglio di fase finale (TRIAC). Molti produttori offrono elenchi di compatibilità per garantire che i dimmer siano compatibili con le rispettive lampade LED.
La dimmerazione delle fonti LED, come i moduli LED, avviene riducendo l’intensità della corrente (dimmerazione della corrente) o riducendo il flusso medio di corrente tramite la modulazione a larghezza di impulso (PWM). Con la PWM, il flusso di corrente nella LED viene interrotto a intervalli regolari. Maggiore è l’intervallo tra gli impulsi di corrente, minore è la corrente media attraverso il LED e quindi la sua luminosità percepita.
La frequenza PWM dovrebbe essere superiore a 300 Hz per evitare uno sfarfallio visibile all’occhio umano. Per sfruttare i vantaggi di entrambi i metodi, i due tipi di dimmerazione possono essere combinati.
La durata di una sorgente luminosa viene solitamente indicata in ore di funzionamento e per le lampade a LED è espressa in termini di durata nominale.
Queste fonti luminose subiscono una degradazione, il che significa che la loro luminosità diminuisce nel tempo. La durata nominale descrive il periodo dopo il quale il flusso luminoso della sorgente luminosa è sceso a un determinato valore. Per l’illuminazione generale, ad esempio, sono comuni valori come L80 o L70, il che significa che la durata media di una lampada LED è raggiunta quando il flusso luminoso è all’80% o al 70% del suo valore iniziale.
La perdita di luminosità e il guasto totale di un LED dipendono principalmente dalla corrente di conduzione e dalla temperatura all’interno del LED. Nei moduli LED, inoltre, giocano un ruolo importante la connessione elettrica dei LED, la temperatura ambiente, la temperatura operativa e altre caratteristiche del modulo.
La luce ha molteplici effetti sugli esseri umani, influenzandoci in modi visivi, emotivi e biologici. Gli esperti distinguono tre aree principali degli effetti della luce:
Il termine “effetto melanopico della luce” si riferisce agli effetti non visivi che vengono mediati dalle cellule gangliari contenenti melanopsina nell’occhio umano, scoperte nel 2001. Queste cellule, sensibili alla luce, svolgono un ruolo cruciale nella percezione della luce in relazione ai processi non visivi, come l’influenza della luce sul ritmo sonno-veglia, sull’orologio biologico e su altre funzioni biologiche.
Le cellule gangliari rispondono a uno spettro di sensibilità diverso rispetto ai fotorecettori che ci permettono di vedere. Pertanto, l’effetto melanopico della luce non può essere valutato solo attraverso la percezione visiva.
Sebbene gli effetti visivi e non visivi della luce siano entrambi stimolati da impulsi luminosi, i loro processi biologici sono differenti. Le cellule gangliari inviano segnali tramite vie nervose diverse e hanno effetti diversi sul corpo rispetto alle percezioni visive.
Esistono tuttavia interazioni tra gli effetti visivi e non visivi della luce, poiché anche i fotorecettori responsabili della visione contribuiscono agli effetti non visivi. Pertanto, la luce influisce sia sulla percezione visiva sia su importanti processi biologici come il ritmo circadiano, sottolineando l’importanza della progettazione dell’illuminazione per il benessere e la salute.
L’efficienza operativa di un apparecchio descrive il rapporto tra il flusso luminoso emesso da un apparecchio e il flusso luminoso delle sorgenti luminose utilizzate al suo interno. Questo valore indica quanta parte della luce prodotta è effettivamente emessa dall’apparecchio nell’ambiente.
Secondo la norma DIN EN 13032-2, tale valore è noto anche come “Light Output Ratio” (LOR). Per molti apparecchi LED, spesso viene indicato un LOR del 100%, poiché la sorgente LED è integrata nell’apparecchio e le perdite di luce sono minime, diversamente da quanto accade negli apparecchi tradizionali che possono avere perdite a causa di schermi o riflettori.
L’efficienza luminosa misura l’efficienza delle sorgenti luminose, indicando quanta energia in forma di corrente elettrica è necessaria per generare una determinata quantità di flusso luminoso. È espressa in lumen per watt (lm/W), e un valore più alto indica una sorgente più efficiente, che produce più luce per ogni watt consumato.
Esempi di efficienza luminosa di varie lampade:
Le lampade a incandescenza convenzionali convertono solo circa il 5% dell’energia elettrica in luce, il resto viene disperso come calore. Per questo motivo, sono state ampiamente eliminate dal mercato. Le lampade alogene sono leggermente più efficienti, ma le moderne sorgenti luminose, come in particolare i LED, raggiungono un’efficienza luminosa molto superiore.
Nei LED, in particolare nelle lampade retrofit e nei moduli LED, si raggiungono spesso valori di efficienza luminosa elevati. Tuttavia, l’efficienza dell’intero sistema di illuminazione (composto da sorgente luminosa, apparecchio, ottiche e dispositivi di controllo) è decisiva. I valori elevati ottenuti in laboratorio in condizioni ideali non sono sempre realizzabili nella pratica, a causa di perdite elettriche, ottiche e termiche.
La norma ANSI (American National Standards Institute) definisce le deviazioni di colore delle sorgenti luminose utilizzando le ellissi di MacAdam, note anche come deviazioni standard della corrispondenza cromatica (SDCM). Queste ellissi rappresentano aree nel diagramma cromatico CIE e descrivono le differenze appena percettibili nel colore della luce.
Le ellissi di MacAdam forniscono informazioni su quanto le singole sorgenti LED differiscono tra loro in termini di colore della luce. Una distanza cromatica più ridotta implica che le sorgenti luminose sono più simili tra loro in termini di colore. Le sorgenti che si collocano all’interno di un’ellisse di MacAdam a tre stadi presentano minori differenze cromatiche e forniscono un colore della luce più uniforme rispetto a quelle con una distanza cromatica più ampia, come un’ellisse a sette stadi.
Secondo la norma ANSI, la deviazione cromatica dovrebbe rientrare in un’ellisse a quattro stadi per garantire una luce di colore uniforme e consistente. I LED classificati in questi intervalli cromatici ristretti (chiamati anche “bin”) garantiscono una luce uniforme nella pratica.
I dispositivi elettrici e i circuiti elettronici generano energia elettromagnetica ad alta frequenza, che può essere irradiata o trasmessa tramite cavi. Questo può causare interferenze, come rumori indesiderati nella radio o addirittura il malfunzionamento dei dispositivi. L’ente di certificazione VDE verifica che i requisiti di protezione dalle interferenze stabiliti dalla legge siano soddisfatti e che la compatibilità elettromagnetica (EMV) sia garantita.
Il marchio ENEC (European Norm Electrical Certification) è il marchio di sicurezza europeo per apparecchi di illuminazione, reattori, starter, condensatori, convertitori e trasformatori. Rappresenta condizioni di prova uniformi ed è assegnato da enti di certificazione e test indipendenti in Europa.
Ogni organismo di certificazione è contrassegnato da un numero specifico. In Germania, ad esempio, l’istituto VDE di Offenbach, con il numero di certificazione 10, è accreditato per rilasciare il marchio ENEC. In Italia, l’ente certificatore è l’IMQ (Istituto italiano del marchio di qualità) con il numero 03.
I consumatori possono essere certi che i prodotti con questi marchi soddisfano gli standard tecnici più aggiornati e tutti i requisiti normativi e legali.
Nel 2014 è stato introdotto il marchio ENEC+ per completare il marchio ENEC esistente. Mentre il marchio ENEC certifica la qualità e la sicurezza di un prodotto, il marchio ENEC+ attesta in particolare l’affidabilità dei dati tecnici dichiarati dal produttore. Questo è particolarmente importante per il funzionamento dei moduli LED e delle lampade LED.
Nelle lampade a LED, il flusso luminoso nominale, indicato in lumen (lm), deve essere documentato. Questo valore rappresenta il flusso luminoso tipico per un’intera serie di produzione di un prodotto e si riferisce sempre allo stato nuovo della lampada. Viene determinato e specificato in condizioni operative standardizzate.
I valori iniziali misurati del flusso luminoso non devono differire di più del dieci percento rispetto al flusso luminoso nominale indicato. Per la misurazione del flusso luminoso di una lampada LED si utilizza normalmente una temperatura ambientale di 25 °C, salvo altre indicazioni.
Per le lampade con sorgenti luminose tradizionali (come lampadine con zoccolo o altre tipologie), il flusso luminoso della lampada non viene normalmente misurato direttamente. Piuttosto, si moltiplica il flusso luminoso della lampadina utilizzata per l’efficienza operativa della lampada. Nelle lampade a LED, l’efficienza operativa perde sempre più importanza, poiché molti produttori considerano un valore teorico del 100%, data la difficoltà tecnica di determinare con precisione l’efficienza.
Il flusso luminoso rappresenta la quantità totale di luce emessa da una sorgente in tutte le direzioni ed è misurato in lumen (lm). Indica la quantità di luce percepita dall’occhio umano ed è determinato attraverso misurazioni o calcoli specifici. Il flusso luminoso è una misura della luminosità totale che l’occhio umano percepisce, in base alla curva di sensibilità V(λ). La curva V-Lambda, come definita nella norma DIN 5031-1, descrive questa sensibilità alla luminosità spettrale.
Con la diffusione della tecnologia LED efficiente, il flusso luminoso in lumen ha sostituito la potenza in watt come indicatore di luminosità. Mentre in passato il wattaggio di una lampada a incandescenza era un riferimento per la sua luminosità, oggi è il valore in lumen a essere determinante. Ad esempio, le lampade LED a filamento tipicamente emettono un flusso luminoso tra 230 e 806 lumen, mentre le lampade alogene con attacco singolo possono raggiungere fino a 41.000 lumen.
Per la progettazione della luce, è rilevante il flusso luminoso dell’apparecchio. Questo valore considera le perdite dovute al design dell’apparecchio e indica la quantità di flusso luminoso che effettivamente viene emesso dalla lampada nell’ambiente. Al contrario, il flusso luminoso della lampada descrive la luminosità della sorgente luminosa stessa, senza tenere conto delle perdite dovute alla struttura dell’apparecchio.
Il grado di riflettanza indica la percentuale del flusso luminoso che una superficie riflette. Le superfici chiare hanno un alto grado di riflettanza, mentre quelle scure riflettono meno luce. È importante considerare la componente di riflessione diffusa, cioè quanto la luce viene diffusa in direzioni diverse, piuttosto che la componente di riflessione diretta, che è responsabile del livello di brillantezza della superficie.
Esempi di gradi di riflettanza:
In sintesi: più scuro è un ambiente, maggiore sarà la quantità di luce necessaria per raggiungere il livello di intensità luminosa desiderato nel piano di lavoro. Questo perché le superfici scure assorbono più luce e riflettono meno, riducendo complessivamente la percezione di luminosità.
Il concetto di “”Human Centric Lighting”” (HCL) rappresenta un approccio all’illuminazione che considera non solo gli aspetti visivi della percezione e del comfort visivo, ma anche gli effetti biologici ed emotivi della luce. HCL mira a promuovere il benessere, la salute e le prestazioni delle persone attraverso un’illuminazione olistica, ad esempio negli uffici, utilizzando apparecchi e sistemi di controllo della luce che regolano automaticamente la temperatura del colore in base al momento della giornata, come iniziare con 3000K al mattino, salire lentamente fino a 6500K a mezzogiorno e ridiscendere gradualmente fino a 3000K nel pomeriggio.
Il termine “”Human Centric Lighting”” è diventato popolare a partire dal 2010. Poiché il termine è stato coniato dall’industria dell’illuminazione, alcuni scienziati hanno manifestato riserve nell’adottarlo. Per questo motivo, la Commissione Internazionale sull’Illuminazione (CIE) ha introdotto il termine “”Illuminazione Integrativa”” come sinonimo, e oggi entrambi i termini sono considerati equivalenti.
Inizialmente fu introdotto il termine “”illuminazione biologicamente efficace””. Successivamente, venne sostituito dal termine “”effetto melanopico della luce sull’uomo”” per differenziare l’illuminazione puramente visiva da quella con effetti biologici. Tuttavia, ciò portò a considerare spesso gli effetti visivi e biologici della luce come separati. Oggi è ampiamente riconosciuto che ogni illuminazione ha sia effetti visivi che non visivi (biologici), indipendentemente dal tipo o dal momento dell’applicazione.
L’illuminazione d’accento mette in risalto determinate aree o oggetti in uno spazio, creando un’atmosfera accattivante. Questo tipo di illuminazione si basa sul gioco di intensità luminose diverse: crea contrasti forti e ombre marcate, variando in luminosità e orientamento. Per ottenere un effetto ottimale, la luce d’accento deve essere più brillante della luce ambientale generale.
L’illuminazione è definita “”dinamica”” quando durante il funzionamento uno o più parametri, come l’intensità luminosa, il colore della luce o la direzione della luce, cambiano.
Un esempio è la luce a colori dinamici, che può essere ottenuta nei LED tramite la miscelazione RGB. Questi cambiamenti dinamici sono monitorati e controllati tramite sistemi di controllo programmati appositamente.
L’illuminazione generale, anche chiamata illuminazione di base, garantisce un’illuminazione uniforme di tutto lo spazio. Assicura che l’architettura, gli oggetti e le persone siano chiaramente visibili, facilitando l’orientamento. Tuttavia, compiti visivi specifici in singole postazioni di lavoro, come leggere o lavorare al computer, non vengono coperti e dovrebbero essere supportati da fonti luminose aggiuntive.
In passato, il termine era utilizzato nelle normative di illuminazione per riferirsi all’intensità luminosa media di un ambiente, calcolata considerando uno stato medio di invecchiamento dell’impianto di illuminazione. Per calcolare il valore iniziale, l’intensità di illuminazione nominale veniva moltiplicata per un fattore di progettazione per tenere conto del maggiore flusso luminoso disponibile all’inizio della vita dell’impianto.
Oggi, la diminuzione dell’intensità luminosa dovuta a invecchiamento e sporcizia delle sorgenti luminose, degli apparecchi e delle superfici di pareti e soffitti è presa in considerazione attraverso il Fattore di Manutenzione(Maintenance Factor). I valori di intensità luminosa indicati nelle norme DIN EN si riferiscono a questi valori di manutenzione, ovvero al valore minimo dell’intensità luminosa che l’impianto deve garantire durante tutto il periodo di utilizzo.
L’illuminazione indiretta si ottiene quando la luce delle lampade è diretta esclusivamente su soffitti o pareti e viene riflessa da queste superfici nell’ambiente. In questo modo, la sorgente luminosa è schermata per l’osservatore, proteggendolo dall’abbagliamento, poiché l’uscita della luce avviene sopra il livello degli occhi.
In genere, la luce indiretta viene utilizzata in combinazione con l’illuminazione diretta, poiché la sola illuminazione indiretta può creare un’impressione diffusa e una luce con poche ombre. Per un’illuminazione indiretta efficace, sono consigliabili soffitti e pareti chiari con un alto grado di riflessione. In ambienti più scuri, per ottenere la stessa impressione di luminosità, è necessaria una maggiore potenza delle lampade, il che comporta un consumo energetico più elevato.
L’illuminazione indiretta si ottiene quando la luce delle lampade è diretta esclusivamente su soffitti o pareti e viene riflessa da queste superfici nell’ambiente. In questo modo, la sorgente luminosa è schermata per l’osservatore, proteggendolo dall’abbagliamento, poiché l’uscita della luce avviene sopra il livello degli occhi.
In genere, la luce indiretta viene utilizzata in combinazione con l’illuminazione diretta, poiché la sola illuminazione indiretta può creare un’impressione diffusa e una luce con poche ombre. Per un’illuminazione indiretta efficace, sono consigliabili soffitti e pareti chiari con un alto grado di riflessione. In ambienti più scuri, per ottenere la stessa impressione di luminosità, è necessaria una maggiore potenza delle lampade, il che comporta un consumo energetico più elevato.
L’intensità luminosa indica quanta luce colpisce una determinata superficie. La sua unità di misura è il lux (lx). L’intensità può essere calcolata su qualsiasi piano nello spazio o misurata con un luxmetro. Spesso viene considerata la superficie orizzontale, come una scrivania, ma per applicazioni come l’illuminazione di scaffali o il riconoscimento facciale, è rilevante l’intensità luminosa verticale.
L’intensità media si calcola come il valore medio di tutte le intensità luminose su una superficie di valutazione. Tuttavia, l’intensità luminosa da sola non è un indicatore affidabile della percezione della luminosità di una stanza, poiché dipende dalle proprietà riflettenti delle superfici. Una stanza dipinta di bianco sembrerà più luminosa di una dipinta di scuro alla stessa intensità luminosa.
Differenze di luminosità troppo marcate nell’ambiente possono affaticare gli occhi e compromettere il benessere, poiché l’occhio è costretto a adattarsi costantemente a condizioni di luce variabili, il che risulta faticoso. Questo fenomeno si verifica spesso in ufficio, quando lo sguardo si sposta tra la zona vicina (ad esempio la scrivania o il computer) e aree più lontane. Pertanto, la norma DIN EN 12464-1 richiede un certo grado di uniformità dell’illuminazione per ciascun compito visivo.
L’uniformità è definita come il rapporto tra l’intensità minima e media dell’illuminazione. La norma, ad esempio, richiede un’uniformità di almeno 0,1 per l’illuminazione di pareti e soffitti. Questo standard mira a rendere l’esperienza visiva più piacevole e a ridurre l’affaticamento oculare.
La “lampadina” o sorgente luminosa si riferisce all’elemento tecnico di una fonte di luce artificiale, il cui scopo è convertire l’energia elettrica in luce e che viene inserita in un apparecchio per illuminare l’ambiente o determinate aree.
Le lampade esistono in molteplici varianti, con diverse caratteristiche.
Nel contesto domestico, vengono utilizzate principalmente lampade LED.
I LED (Light Emitting Diodes, in italiano diodi a emissione di luce) hanno rivoluzionato il mercato dell’illuminazione, poiché vengono impiegati in quasi tutte le applicazioni luminose e offrono numerosi vantaggi. Tra i principali vantaggi dei LED vi sono:
I LED sono componenti semiconduttori che emettono luce di diversi colori (rosso, verde, giallo o blu) quando vengono sottoposti a tensione elettrica. Con uno strato luminoso interno, i LED blu possono generare luce bianca; alternativamente, è possibile ottenere luce bianca tramite miscelazione dei colori RGB. Oggi i LED bianchi coprono quasi tutte le temperature di colore, dai 2000 ai 7000 Kelvin, e raggiungono valori di resa cromatica fino a Ra 96 o superiore. Per garantire una luce stabile, è fondamentale un binning stretto (selezione dei LED in base alla temperatura di colore).
Forme Costruttive dei LED
I LED funzionano a bassa tensione e vengono spesso assemblati in moduli che comprendono diverse diodi, utilizzando driver integrati o esterni. Esistono due principali forme costruttive:
Colori della Luce e Dinamica
I LED sono disponibili in una vasta gamma di colori e tonalità di bianco. Consentono sequenze di colore dinamiche e luce colorata, specialmente in combinazione con sistemi di controllo della luce. Grazie alla loro regolabilità, i LED sono ideali per un’illuminazione biologicamente efficace, in cui il colore della luce e la luminosità variano durante il giorno per supportare il ritmo naturale.
Efficienza Luminosa e Gestione del Calore
Sebbene in laboratorio i LED raggiungano efficienze luminose superiori a 200 lm/W, questi valori sono difficili da ottenere nella pratica a causa delle perdite elettriche, ottiche e termiche. Una buona gestione termica è essenziale per massimizzare la durata e l’efficienza dei LED, poiché la dissipazione del calore influisce notevolmente sulle loro prestazioni.
I LED rappresentano quindi una soluzione di illuminazione versatile, efficiente e a prova di futuro, ampiamente utilizzata sia in ambito residenziale che commerciale.
La luminanza è la brillantezza percepita dall’occhio di una superficie illuminata o auto-luminosa. Dipende dal colore e dal materiale della superficie ed è misurata in candela per metro quadrato. Nelle sorgenti luminose, la luminanza viene spesso espressa in questa unità di misura.
Nell’illuminazione esterna, la luminanza è un’importante variabile di progettazione per garantire che le superfici siano illuminate adeguatamente. Per superfici riflettenti diffuse in ambienti interni, la luminanza può essere calcolata in candele per metro quadrato, basandosi sull’intensità luminosa in lux e sul grado di riflessione.
La parola “luce” si riferisce alla radiazione visibile dall’occhio umano, che rappresenta solo una piccola parte dell’intero spettro elettromagnetico. Oltre alla luce visibile, fanno parte dello spettro anche radiazioni come raggi gamma, raggi X, radiazioni infrarosse, ultraviolette e onde radio.
La luce visibile si estende su lunghezze d’onda tra 380 e 780 nanometri, coprendo i colori dal viola, blu, verde, giallo fino al rosso. Al di fuori di questo intervallo, le radiazioni non sono visibili all’occhio umano.
Alcune radiazioni, come quella infrarossa (IR), che genera calore, o quella ultravioletta (UV-A), che abbronza la pelle, possono essere percepite dal corpo in altri modi, sebbene non siano visibili.
I tecnici dell’illuminazione spesso definiscono il loro settore come la “scienza di Lux e Lumen”, poiché entrambi i termini rappresentano unità di misura fondamentali nella tecnologia dell’illuminazione.
La luce monocromatica è composta da luce di una sola lunghezza d’onda e viene percepita dall’occhio umano come un colore puro. Ogni lunghezza d’onda all’interno dello spettro visibile corrisponde a un colore specifico. Ad esempio, la luce con una lunghezza d’onda di circa 700 nanometri appare rossa, mentre quella intorno a 500 nanometri appare verde. Poiché la luce monocromatica contiene una sola lunghezza d’onda, il colore risulta particolarmente puro e saturo, a differenza della luce bianca che è composta da un ampio spettro di diverse lunghezze d’onda.
L’effetto equivalente alla luce diurna si riferisce agli effetti non visivi della luce e descrive la luce presente all’aperto, senza luce solare diretta. Questo concetto riguarda principalmente la componente visibile della radiazione, poiché le radiazioni UV e infrarosse non sono rilevanti in questo contesto. Questi elementi visibili sono fondamentali per l’effetto biologico della luce sul corpo umano e hanno un’importanza particolare nell’illuminazione centrata sull’uomo (Human Centric Lighting).
A differenza della luce solare diretta, che include anche componenti UV e IR (importanti per la salute ma potenzialmente dannosi), la luce diurna naturale è considerata la fonte ideale di luce biologicamente efficace, poiché contiene l’intero spettro di componenti biologicamente rilevanti.
Per valutare le sorgenti luminose artificiali, lo spettro della luce diurna D65 è stato scelto come riferimento. Ciò assicura che le componenti biologicamente efficaci siano in linea con le condizioni naturali.
Un aspetto importante riguarda gli edifici moderni con vetrature isolanti e di protezione solare, che potrebbero ridurre la componente di luce blu della luce diurna. Poiché la componente blu è particolarmente rilevante per gli effetti biologici della luce, un ambiente con questo tipo di finestre potrebbe avere una minore presenza di luce blu rispetto a uno con illuminazione artificiale simile alla luce diurna. Questo aspetto resta cruciale nella progettazione dei sistemi di illuminazione per garantire gli effetti desiderati.
Il Maintenance Factor (MF), ovvero il Fattore di Manutenzione, è un parametro fondamentale nella progettazione e manutenzione degli impianti di illuminazione. Assicura che l’intensità luminosa soddisfi i requisiti normativi per l’intera durata dell’impianto. Il MF dipende dalle condizioni operative e dai componenti utilizzati.
Secondo le norme europee armonizzate, progettisti e gestori di impianti di illuminazione devono concordare fattori di manutenzione per garantire un’illuminazione costante e conforme agli standard. Il fattore di manutenzione viene calcolato considerando diversi elementi:
Il progettista di un impianto di illuminazione è tenuto a indicare il fattore di manutenzione e tutte le ipotesi sottostanti al calcolo. Inoltre, è necessario elaborare un piano di manutenzione dettagliato che comprenda intervalli regolari per la sostituzione delle lampade e la pulizia degli apparecchi, con i relativi metodi di pulizia. Un fattore di manutenzione ben pianificato contribuisce a mantenere la qualità dell’illuminazione a lungo termine.
La miscelazione dei colori della luce utilizzando le componenti primarie Rosso, Verde e Blu è nota come miscelazione RGB. Questa tecnica è particolarmente adatta per l’illuminazione decorativa, in cui sono richiesti cambi di colore dinamici o diversi accenti cromatici.
In molte applicazioni, viene aggiunta una sorgente di luce bianca per ottenere una rappresentazione del bianco più precisa e uniforme. Questa estensione è nota come miscelazione RGBW. Questo principio viene utilizzato soprattutto nell’illuminazione LED per generare luce bianca combinando le componenti rosse, verdi e blu con intensità variabili.
Le lampade LED colorate adatte alla miscelazione RGB vengono contrassegnate come lampade RGB. Nella tecnologia di illuminazione, questo principio viene spesso utilizzato per creare effetti cromatici dinamici e atmosfere luminose personalizzabili.
La miscelazione delle sorgenti luminose di colore bianco, solitamente bianco caldo e bianco freddo, è indicata come “Mischiazione Bianco-Bianco” e viene generalmente contrassegnata come CCT, specialmente nelle applicazioni di illuminazione adattiva.
La luce bianca calda contiene una maggiore componente rossa, simile alla luce del mattino e della sera. La luce bianca fredda ha una maggiore componente blu, simile alla luce di mezzogiorno. La miscelazione di queste sorgenti di luce bianca consente di simulare le condizioni di illuminazione naturali del giorno, mantenendo al contempo le buone proprietà di resa cromatica delle sorgenti luminose utilizzate per tutte le diverse atmosfere luminose.
Gli OLED (diodi organici a emissione luminosa) sono le prime sorgenti di luce piatte che utilizzano semiconduttori organici per generare luce. Sono caratterizzati dalla loro estrema sottigliezza e flessibilità, che li rende compatti ed efficienti dal punto di vista energetico. I pannelli OLED emettono luce uniforme, con una luminosità che non causa abbagliamento e un’elevata resa cromatica, e permettono una buona regolazione in termini di luminosità e colore. Questo li rende ideali sia per la tecnologia display sia per l’illuminazione di grandi superfici. Un ulteriore vantaggio è che gli OLED non contengono sostanze tossiche come il mercurio.
Funzionamento
Negli OLED, la corrente passa attraverso sottilissimi strati di materiali organici, che possono essere costituiti da piccole molecole o da polimeri a catena lunga. La struttura è simile a un “sandwich”, con gli strati attivi posizionati tra due elettrodi ampi. Quando è in tensione, elettroni e “lacune” si incontrano al centro, ricombinando in modo simile ai LED tradizionali ed emettendo luce.
Sfide e Sviluppi Attuali
Sebbene gli OLED offrano numerosi vantaggi, la loro efficienza luminosa è attualmente inferiore rispetto a quella dei LED convenzionali. Anche la durata di vita degli OLED è relativamente breve, circa 10.000 ore, rispetto ad altre sorgenti di luce. Una delle maggiori sfide è la sensibilità degli strati organici a ossigeno e acqua, il che richiede materiali protettivi specifici per stabilizzare e prolungare la durata degli OLED.
Nonostante queste sfide, gli OLED offrono opportunità promettenti, soprattutto nell’illuminazione flessibile e nella tecnologia dei display, e potrebbero giocare un ruolo importante in futuro.
Il piano utile di lavoro si riferisce alla superficie orizzontale o verticale che deve essere illuminata. Questo piano rappresenta il punto di riferimento in cui viene misurata e valutata l’intensità luminosa.
A seconda dell’uso dell’illuminazione, le normative stabiliscono un punto di riferimento di calcolo rilevante per la valutazione dell’intensità luminosa. In ambienti interni, questo punto si trova generalmente a un’altezza compresa tra 0,75 e 0,80 metri dal pavimento, corrispondente all’altezza di lavoro tipica di tavoli o scrivanie. Questa altezza serve come misura standard per garantire che l’illuminazione sia adeguata per le attività comuni in un ambiente.
Il protralampada in un apparecchio serve a mantenere e fissare in sicurezza la sorgente luminosa. L’attacco della lampada realizza il collegamento elettrico con il protalampada, consentendo il contatto con la corrente. Esistono vari tipi di Portalampade e attacchi, che garantiscono che le lampadine tradizionali non vengano confuse e siano inserite nei dispositivi corretti.
Le sorgenti luminose a LED sono disponibili come lampade retrofit in varie versioni, come attacchi a vite o a innesto, e possono quindi essere utilizzate come sostituti per le lampadine tradizionali.
In ambienti illuminati da luce diurna attraverso finestre o lucernari, non è necessario mantenere costantemente accesa l’illuminazione artificiale alla massima potenza. Al contrario, è possibile utilizzare una regolazione della luce costante, che si basa su un controllo in funzione della luce diurna. Questo sistema regola l’illuminazione in modo che la somma della luce diurna e di quella artificiale mantenga un livello di illuminazione costante.
Con una regolazione della luce costante, l’intensità luminosa rimane invariata, poiché la luce artificiale viene aumentata o diminuita a seconda della quantità di luce diurna presente. In condizioni di forte luminosità esterna, l’illuminazione artificiale viene ridotta o spenta, mentre con minore luce diurna l’illuminazione artificiale viene intensificata.
È importante che, nelle postazioni di lavoro più lontane dalle finestre, le lampade installate forniscano più luce artificiale rispetto a quelle vicino alle finestre, per garantire una distribuzione uniforme della luce nell’ambiente.
Luce e colore definiscono l’ambiente di un locale. Per il nostro benessere è fondamentale che i colori dell’ambiente e i toni della pelle delle persone vengano riprodotti nel modo più naturale possibile.
Quando la pelle appare pallida e innaturale, questo dipende meno dal colore della luce fredda e più dalla bassa resa cromatica della sorgente luminosa. La resa cromatica di una lampada influisce su come appaiono i volti e gli oggetti in una stanza.
Una buona resa cromatica è un criterio di qualità essenziale per l’illuminazione artificiale ed è imprescindibile in ambienti come ristoranti, musei o per la valutazione dei campioni di colore. L’impressione del colore è data dall’interazione tra il colore dell’oggetto osservato (ovvero i suoi gradi di riflessione spettrale) e la composizione spettrale della luce. Poiché la luce solare comprende tutte le lunghezze d’onda, gli oggetti alla luce del giorno appaiono sempre “naturali”. Tuttavia, quando un oggetto viene esposto a una luce con dominanza cromatica, come quella blu, appare spesso pallido e con colori alterati.
Gli esseri umani immagazzinano “valori di visione” per i colori conosciuti durante la vita, che vengono percepiti come familiari nonostante diverse condizioni di illuminazione. Così, il colore della pelle alla luce del giorno è uno di questi valori memorizzati. Tuttavia, se nel fascio luminoso di una lampada mancano determinate lunghezze d’onda o queste sono eccessivamente rappresentate, il colore percepito può variare, ma la pelle apparirà comunque generalmente “naturale”. Nel caso di materiali colorati privi di valori di visione memorizzati o con forti dominanze spettrali, possono verificarsi notevoli deviazioni cromatiche.
La luce influisce sul ritmo biologico dell’uomo, che dura circa 24 ore (dal latino circa = circa, dies = giorno). Il ritmo più evidente è quello sonno-veglia, ma anche altri processi, come l’alimentazione e la digestione, seguono questo cosiddetto ritmo circadiano.
Molti processi fisiologici seguono tali ritmi, inclusa la temperatura corporea, i livelli ormonali, la respirazione e la circolazione. Questi ritmi influenzano il metabolismo di ogni singola cellula. La sincronizzazione di questi ritmi con il ciclo naturale di giorno e notte è essenziale per la salute umana. La luce svolge un ruolo centrale, influenzando significativamente questi processi attraverso i suoi effetti biologici non visivi.
La direttiva dell’UE 2011/65/EU, nota anche come direttiva RoHS (Restriction of Hazardous Substances), stabilisce restrizioni sull’uso di sostanze pericolose in apparecchiature elettriche ed elettroniche. Questa direttiva mira a ridurre o eliminare l’uso di sostanze tossiche come piombo, cadmio, mercurio, cromo esavalente, bifenili polibromurati (PBB) e eteri di difenile polibromurato (PBDE).
Queste restrizioni promuovono l’uso di sostituti per ridurre l’impatto ambientale dei dispositivi elettrici e garantire la salute umana e la protezione dell’ambiente. La direttiva RoHS è applicabile a una vasta gamma di apparecchiature, compresi i sistemi di illuminazione.
Il termine sorgente luminosa comprende tutte le tipologie di illuminazione artificiale che trasformano l’energia elettrica in luce. Questo termine include sia le lampade tradizionali – spesso chiamate colloquialmente “lampadine” – sia la moderna tecnologia LED, che non richiede la forma tradizionale della lampadina.
Lampade Tradizionali:
Le sorgenti luminose tradizionali, come i radiatori di temperatura (ad esempio, lampade alogene) e le lampade a scarica (ad esempio, lampade fluorescenti), generano luce riscaldando un filamento di tungsteno o tramite un arco di luce tra elettrodi.
Tecnologia LED:
I LED (diodi a emissione luminosa) rappresentano una tipologia più recente di sorgente luminosa. Sono componenti semiconduttori elettrici che emettono luce quando attraversati dalla corrente. Questi piccoli chip LED possono essere integrati direttamente in apparecchi o moduli, rendendo superflua la tradizionale “lampadina”. Tuttavia, esistono anche LED retrofit che fungono da sostituti diretti per le lampade convenzionali, offrendo una soluzione efficiente e duratura per il ricambio delle sorgenti luminose tradizionali.
Varietà di Sorgenti Luminose:
Le sorgenti luminose si presentano in molte varianti, che differiscono per:
Tipo di Generazione della Luce: ad esempio, radiatori di temperatura, lampade a scarica, LED.
Forma Geometrica: le forme variano, dalla tradizionale forma a bulbo fino ai moduli LED piatti.
Tipo di Attacco: le sorgenti luminose possono avere attacchi diversi (ad esempio, attacco a vite o a innesto).
Proprietà Luminotecniche: includono fattori come luminosità, temperatura di colore e resa cromatica.
Le sorgenti luminose sono versatili e possono essere adattate alle esigenze e ai campi di applicazione specifici.
Il colore della luce di una sorgente luminosa viene espresso dalla temperatura di colore in Kelvin (K). Le lampade comuni coprono temperature di colore inferiori a 3.300 K (bianco caldo), da 3.300 a 5.300 K (bianco neutro) e superiori a 5.300 K (bianco diurno).
La temperatura di colore di una sorgente luminosa viene determinata confrontandola con la radiazione di un “corpo nero”, un oggetto teorico che assorbe completamente tutta la luce che lo colpisce senza rifletterla. Quando tale corpo viene riscaldato, attraversa varie fasi di colore: dal rosso scuro, al rosso, arancione, giallo e bianco fino al blu chiaro. La temperatura alla quale la sorgente luminosa raggiunge lo stesso colore del corpo nero viene considerata la temperatura di colore della lampada.
La valutazione UGR (Unified Glare Rating) è stata sviluppata dalla Commissione Internazionale per l’Illuminazione (CIE) per fornire un metodo uniforme di valutazione dell’abbagliamento nei sistemi di illuminazione. A differenza dei metodi precedenti, in cui l’abbagliamento veniva valutato in base alla luminanza delle singole sorgenti luminose, il sistema UGR considera l’intero impianto di illuminazione dal punto di vista di una posizione di osservazione definita.
Il metodo UGR prende in considerazione non solo le luminanze di tutte le sorgenti presenti nell’impianto, ma anche la luminosità delle pareti e del soffitto, per ottenere una valutazione più completa. La norma DIN EN 12464-1 indica il valore UGR di riferimento per ambienti standard, e il valore UGR per una posizione specifica può essere calcolato con precisione tramite software di progettazione illuminotecnica moderni.
Più basso è il valore UGR, minore è l’abbagliamento percepito.
Nel tempo, l’intensità luminosa di un impianto di illuminazione diminuisce a causa dell’invecchiamento e della sporcizia degli apparecchi, delle sorgenti luminose e delle superfici circostanti. Per garantire che l’illuminazione rimanga conforme ai requisiti nel lungo periodo, vengono definiti dei valori di manutenzione che le norme raccomandano in base al tipo di ambiente e di attività.
Il valore di manutenzione indica il livello di intensità luminosa media che l’impianto deve garantire in qualsiasi momento, indipendentemente dall’età o dallo stato dell’impianto. Per assicurare che questo valore sia rispettato per tutta la durata di utilizzo, è necessario prevedere inizialmente un valore di intensità luminosa maggiore.
Nella progettazione dell’illuminazione, questo calo è compensato dal Fattore di Manutenzione (Maintenance Factor). Questo approccio garantisce che l’intensità luminosa rimanga conforme alle norme anche quando l’efficacia degli apparecchi e delle sorgenti luminose diminuisce o quando la sporcizia influisce sulla qualità della luce.
La direttiva UE sullo smaltimento dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (WEEE – Waste of Electrical and Electronic Equipment) costituisce la base per la legge sui dispositivi elettrici ed elettronici. Questa direttiva impone ai produttori l’obbligo di raccogliere i dispositivi usati e di riciclarli il più possibile.
In Germania, la direttiva WEEE è stata recepita nel diritto nazionale attraverso la legge “ElektroG”. Per organizzare in modo efficiente il ritiro e il riciclaggio delle fonti luminose, l’industria tedesca delle lampade ha fondato nel marzo 2006 la “Lightcycle Retourlogistik und Service GmbH”, un’azienda non-profit specializzata nella raccolta e nel riciclaggio di lampade e sorgenti luminose. Questa iniziativa supporta il rispetto della direttiva e promuove lo smaltimento ecologico e il riciclo di apparecchiature elettriche ed elettroniche.
In Italia, la direttiva applicata è il contributo RAEE. La normativa italiana corrisponde esattamente alla WEEE europea. Il contributo RAEE finanzia le attività di raccolta presso i punti di raccolta su tutto il territorio nazionale, il trasporto e il trattamento dei prodotti elettrici ed elettronici giunti a fine vita, senza generare profitti per i consorzi, i produttori o i distributori.
Zhaga è una cooperazione volontaria tra produttori internazionali del settore dell’illuminazione. Zhaga sviluppa standard unificati per le interfacce meccaniche, termiche e fotometriche dei LED, con l’obiettivo di semplificare, tra le altre cose, l’intercambiabilità dei moduli LED tra produttori diversi.